Mario Romano Parboni

Sin dai suoi esordi, il percorso artistico di Mario Romano Parboni attraversa poesia e teatro alla ricerca di un suo personale carattere espressivo che nasce dall’esigenza, da lui profondamente sentita, di inveire contro la mediocrità del mondo, con le sue ipocrisie e il suo conformismo, in una aspirazione sofferta e mai paga verso un ideale di purezza (Scrivo purezze furiose è il titolo di una sua poesia degli anni ’60) che abbraccia etica, politica, religione, uomini, donne e natura: insomma ogni aspetto della vita umana. Agli anni ’60 risale la prima pubblicazione di una raccolta di suoi versi (Le catene di una grande traversata, Ed. Rebellato, Padova 1966) e le prime esperienze in palcoscenico come attore. Poesia e teatro si ritrovano ancora nel libro La bandiera cosmica – Poesie e Teatro dell’Interrogativo (Cultura Duemila Editrice) dove, nella prefazione, Carlo Bo lo definisce “poeta del mondo” e delinea il suo carattere distintivo in quell’ “affrontare la vita ma non chiudersi mai dietro i cancelli, puntare sulla sorpresa e sul volto chiuso e nascosto del “nuovo”. Qui sta la sua diversità, la sua originalità: in un tempo in cui giocando con il mistero ci si preoccupa di non mettere mai il piede in fallo, Parboni procede con noncuranza, affascinato più dalla probabile preda che non dalla bellezza del risultato. In conclusione, per Parboni conta e per il lettore di conseguenza deve contare, lo spettacolo del movimento, inteso come sospiro del mondo, come simbolo della nostra inconsapevole evoluzione.” Nella seconda parte del libro troviamo pubblicati due testi teatrali Vero, miss Disgraziata? e Il fiore ambiguo dello “io” riuniti sotto il titolo complessivo di Teatro dell’Interrogativo. Il primo dei due è andato in scena a Roma nel 1998, presso il Teatro Anfitrione con Evelina Nazzari e Massimo Palazzini come interpreti principali e la regia di Camilla Migliori che, nelle sue note di presentazione allo spettacolo, metteva in rilievo la particolarità del linguaggio del Parboni: “Muovendo da una trascorsa esperienza nell’area della poesia postermetica, l’Autore non solo rifiuta ogni convenzionalità drammaturgia ma anzi tenta una ricerca puntigliosa sul linguaggio per rianimarlo di pregnanza significativa, emotiva e immaginativa: la frase viene disarticolata e spezzata per darle più forza espressiva, e la parola ricercata ed evidenziata nel suo valore di suono-significato.” Ed è proprio nella particolarità dell’uso del linguaggio il carattere distintivo che attraversa e unifica il teatro e la poesia di Mario Romano Parboni. (S. Porrino)